
Se dico Perù cosa vi viene in mente?
Il 90% di voi ha subito pensato al sito più noto del Paese, la città perduta degli Inca, sulla cima della montagna del Machu Picchu. E forse il 90% dei turisti scelgono di visitare il Perù proprio perché, affascinati da questa antica civiltà, non vedono l’ora di raggiungere quella vetta e le sue rovine.
C’è però un’altra civiltà, tutt’ora esistente, molto interessante da scoprire! Si tratta degli Uros, una popolazione ancestrale che vive nelle isole artificiali sul lago navigabile più alto del mondo, a 3800 mt di altezza, il lago Titicaca.
Il luogo è di per sé affascinante e avvolto da misticismo; Titicaca, secondo la leggenda, è dove nacque Viracocha, il Dio Sole, colui che poi mandò Manco Cápac a Cuzco, a dare vita alla civiltà Inca.
Gli Uros, dal canto loro, sono una civiltà antica, la cui origine risale addirittura all’epoca preinca. Si pensa siano arrivati dalla Bolivia, emigrati verso le zone costiere dopo le grandi siccità registrate tra gli anni 900 e 1200 d.C. Inizialmente abitarono la terra ferma, ma il timore di conquiste da parte di altre popolazioni li portarono a decidere di costruire delle vere e proprie isole galleggianti.
Mi ha sempre affascinato il pensiero di una città sull’acqua. Qual è la particolarità di queste isole? Sono realizzate con la “totora” un tipo di giunco che cresce nell’acqua; le sue radici vengono raccolte dagli Uros durante il periodo delle piogge, quando vengono a galla. Gli uomini si occupano di sceglierle perché sanno riconoscere le radici buone, che non affondano; le raccolgono e le uniscono creando isole galleggianti che possono durare per 23 anni! Per mantenerle, ogni 20 giorni viene aggiunto uno strato di totora e le isole vengono ancorate con corde, pali e pietre che si inabissano ad una profondità di 3 metri.
Per noi del vecchio continente, così abituati alla “stabilità” del mattone credo sia davvero difficile immaginare una vita “fluttuante”!
Come si vive su queste isole? Sarà interessantissimo scoprirlo e vederlo da vicino! In ogni isola ci sono circa 5-7 famiglie; vivono di caccia e pesca, vendono quanto resta al mercato di Puno o lo scambiano con altre merci. Producono anche manufatti di totora per venderli ai turisti in visita. Abitano in sistemazioni essenziali, con un unico spazio per tutta la famiglia, realizzate anch’esse con la totora… è una pianta dalle svariate funzioni: si mangia e si assume anche come medicinale.
È talmente resistente che anche le imbarcazioni vengono realizzate con questo giunco; costruirle richiede un lavoro di 6 mesi e possono essere utilizzate addirittura per 7 anni!
Al giorno d’oggi ci sono circa 80 isole Uros nella parte peruviana del Lago Titicaca (per metà è in Bolivia) e si stima una popolazione di circa 1800 persone che tendono ad imparentarsi tra di loro.
Ogni isola ha un suo presidente ma esiste un capo supremo che governa su tutte le isole.
Lo stile di vita degli Uros mantiene ancora oggi le tradizioni del passato, ma negli anni ’90 sono stati introdotti i pannelli solari che consentono di avere qualche ora di luce la notte! Per evitare gli incendi, le donne cucinano sulla totora umida, anche se, quando piove, utilizzano piccoli fornelli a gas all’interno della capanna.
Quanto resisteranno ancora queste tradizioni e questo stile di vita? I bambini studiano frequentando le scuole primarie che la chiesa avventista americana creò per loro, ma i giovani tendono sempre di più ad allontanarsi e a cercare altrove la propria istruzione.
Non sarà un processo velocissimo, ma è il cambiamento è inevitabile.
Per gli interessati, consigliamo un bel viaggio in inverno, a scoprire la vita degli Uros e, certo, anche il mistero degli Inca! Partite con noi per scoprire i Tesori del Perù!

Mi chiamo Giorgio Fascio, ho una passione per i Beatles (la mitica Abbey Road!) e per i viaggi, soprattutto per quelli che ti portano alla conoscenza del mondo, della sua storia e quindi alla riscoperta di te e di qualcosa che, in fondo, ti appartiene. Sono un piccolo artigiano del viaggio e, insieme ai miei collaboratori, curo ogni creazione come se fosse unica, perché unica e speciale è l’aspettativa che ogni viaggiatore sente dentro di sé.
